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giovedì 29 ottobre 2020
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Esce The Mellophonium 39 sul tema "Del jazz uomini e luoghi". C'è anche un ricordo di Steve Grossman
Scritto da Marco Scolesi   
mercoledì 14 ottobre 2020
SANREMO - E' uscito il nuovo numero, il 39°, del nostro periodico The Mellophonium sul tema "Del jazz uomini e luoghi". La presentazione è avvenuta sabato 10 ottobre, alla Piccola di Ospedaletti, all'interno del ciclo "Il Cantico della Bellezza", dedicato a Valerio Venturi, con il direttore Romano Lupi. Il nuovo numero - organo di stampa del Centro Studi Musicali Stan Kenton di Sanremo - contiene scritti di Lino Patruno, Giuseppe Conte, Dario Salvatori, Massimo Nunzi, Mauro Ottolini, Rudy Cervetto, Marco Innocenti e Pietro Paiuzzi. Tra i molti scritti anche un ricordo di Steve Grossman del sottoscritto, che vi proponiamo anche on-line. "Il sassofonista newyorkese Steve Grossman - morto ad agosto, a 69 anni - era legato a Sanremo e al ponente ligure, dove più volte venne a suonare. Amava molto l'Italia, dove aveva scelto di vivere (a Bologna), così come un altro poeta tormentato del jazz, Chet Baker. Entrambi hanno condiviso la stessa "visione" del jazz, seppur con stili differenti, quella più umana e vera, alimentata da eccessi e trasgressioni, che molto spesso li hanno resi personaggi difficili da gestire e "borderline". Grossman iniziò studiando il sax contralto all'età di 8 anni, strumento a cui aggiunse il sax soprano a 15 e il sax tenore a 16. Debuttò come professionista nel 1969, sostituendo Wayne Shorter nella formazione di Miles Davis, con cui incise l'album "A tribute to Jack Johnson". Dal 1971 al 1973 fece parte del gruppo di Elvin Jones. Dall'inizio degli anni settanta lavorò come freelance e creò formazioni proprie. Dotato di una potente voce strumentale è stato uno dei paladini dell'Hard Bop. Grazie alle sue molte esibizioni nel ponente ligure fu facile e immediato entrare in contatto con lui. Personalmente ebbi la fortuna di ascoltarlo, la prima volta, al Cafè Blu di Sanremo nel 1993. L'ultima ad Alassio nel 2012 in un live organizzato dalle Rapalline in Jazz. In tre occasioni - a Finalborgo, Ospedaletti e Laigueglia - fu possibile parlare con lui durante e dopo le prove. Mi affascinava il suo portamento sofferente, la voce bassa e lenta. A Laigueglia ci fu anche un aneddoto divertente: da lontano mi scambiò per Danilo Memoli, pianista con il quale Steve aveva suonato. Con me, in tutte le occasioni citate, c'era il fotografo e organizzatore di eventi jazz Umberto Germinale della Phocus Agency: "Ho conosciuto personalmente Grossman nel 1990 in occasione del concerto che organizzai, insieme a Dodo Goya e Giorgio Bottini, per l'Associazione Culturale Jazz e Folk, presso il Cinema Ritz a Sanremo - racconta Germinale -. Si trattava di una session che vedeva schierata una front line composta da tre sax, Grossman, Sal Nistico e Gianni Basso, la tromba di Giampaolo Casati, al piano Andrea Pozza e la ritmica francese di Bibi Rovere e Charles Bellonzi. Conservo un ottimo ricordo della serata, con buona musica e nessun problema organizzativo, nonostante le voci sul carattere “difficile” da gestire di Steve Grossman. Durante gli anni a venire ho organizzato, sempre con Dodo Goya, altri concerti per lui". "Ricordo - ancora Germinale - una fantastica serata al Living Garden di Sanremo con Art Taylor alla batteria, una serata al Cafè Blu, e poi due concerti ad Ospedaletti in periodi differenti, l'ultima volta nel 2010 per la rassegna Jazz sotto le Stelle. Ho avuto occasione di trascorrere, durante tutti i concerti seguiti, parecchio tempo con lui e conversare sui suoi trascorsi, come ad esempio la sua esperienza giovanile con Miles Davis tra il 70-71, e da quello che mi ripeteva, quasi ogni volta, ho capito che la musica che allora suonava Miles non fosse molto di suo gradimento. Una delle critiche a lui mosse è quella di non avere una grande “progettualità” , forse questo corrisponde al vero, ma è innegabile e indiscutibile il suo alto e originale valore solistico che, come fraseggio e sound, si può inserire senza ombra di dubbio nella direttrice Parker, Rollins e Coltrane, ovviamente attraverso il suo stile personale e riconoscibile. Un solista generoso e autenticamente “Jazz”. Forse uno degli ultimi “tormentati” che faranno sentire la sua assenza nel panorama del Jazz". Ciao Steve, Sanremo e il ponente ligure non ti dimenticheranno".
 
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